CASTENASO ENERGIE PER L’ITALIA C’E’ A SOSTEGNO DEL CANDIDATO DI CDX ANGELO MAZZONCINI
13 Marzo 2019
ATTUALITA’ POLITICA: MARTINO LOIACONO, LA SUA ANALISI
21 Marzo 2019

STEFANO PARISI ENERGIE PER L’ITALIA – LA CINA TRUMP E L’ITALIA?

di Stefano Parisi Leader di Energie Per L’Italia

dal suo post

https://www.facebook.com/StefanoParisiPaginaUfficiale/

 

Siamo alla vigilia della visita del Presidente Xi Jinping in Italia (22 e 23 Marzo), nel corso della quale #Cina e Italia potrebbero firmare il memorandum d’intesa per la partecipazione dell’Italia alla “Belt and Road iniziative”. L’accordo aprirebbe la strada agli investimenti diretti della Cina in Italia sulle grandi infrastrutture. La Cina vuole investire 900 miliardi per strade, ferrovie, oleodotti, gasdotti, reti di telecomunicazioni, porti e aeroporti. Dalla Cina all’Europa. Altro che TAV! Se firmasse il memorandum l’Italia sarebbe il primo paese del G7 ad aderire all’iniziativa cinese, aprendo nei fatti una falla strategica nel mondo occidentale. Gli USA hanno lanciato vari segnali di allarme all’Italia. Dal 2008 la Cina ha investito 318 miliardi, 45% in più degli Stati Uniti (secondo l’American Enterprise Institute). Il governo di Pechino vuole allargare la propria sfera di influenza economica e politica anche in Europa. L’Italia, vulnerabile per la sua debolezza politica e per l’alto indebitamento, è un naturale “partner” per il Governo Cinese. Tra i Paesi del G7 è l’anello debole, su cui i cinesi, già dai governi Renzi e Gentiloni, si sono concentrati.

L’Italia è strategica in questo piano perchè, insieme a Grecia, Spagna e Cipro, rappresenta la chiave per il mediterraneo e l’Europa continentale. Soprattutto per gli #investimenti nelle infrastrutture portuali. L’Italia, così, inconsapevolmente, si trova “al centro di una sfida globale” come ha scritto domenica Maurizio Molinari. Sarà in grado di rappresentare a quel tavolo le esigenze europee e americane e svolgere una funzione degna della nostra storia? Lo scetticismo è inevitabile.

Da questi fatti emergono alcune considerazioni. La prima attiene alla natura del Governo Di Maio-Salvini, alla ambiguità con cui sono trattati i più importanti dossier e al suo ruolo di anello debole del G7. Com’è possibile che questo Governo, che blocca la TAV per motivi ambientali e per timore della corruzione, che fa della democrazia diretta e della trasparenza le sue bandiere imbarchi l’Italia in un mega progetto infrastrutturale che consegna il nostro Paese, le nostre infrastrutture logistiche, ad una grande potenza economica e politica che della trasparenza e la democrazia interna e la responsabilità ambientale non ha nessuna cura?

La seconda considerazione attiene al futuro dell’Europa e al ruolo degli Stati Uniti. Si comprende la preoccupazione americana. Le paure di Trump sono le nostre. L’atteggiamento aggressivo di Cina e Russia nei confronti dell’Europa prefigura un’attenzione di Putin e di Xi ad allargare la loro sfera di influenza, andando ad occupare quegli spazi lasciati liberi dagli USA e dalle divisioni interne alla UE. Per noi finire sotto la sfera di influenza di Russia e Cina vorrebbe dire perdere la nostra libertà politica ed economica, perdere la nostra sovranità. L’alleanza atlantica è un’alleanza tra libere nazioni. Finire sotto la sfera di influenza russa o, peggio ancora cinese, farebbe perdere la nostra libertà di azione. Ma forse anche gli USA dovrebbero ripensare alla loro strategia verso l’Europa.

Obama ha dichiaratamente rinunciato al ruolo globale degli Stati Uniti. Lasciando che drammatiche crisi civili si consumassero in tanti paese arabi, scaricando le tensioni sull’Europa senza bussola, in mano a leadership deboli e culturalmente sottomesse. L’America First di #Trump pratica una politica di “lead from behind”, che, nei fatti, ha gli stessi effetti del disimpegno obamiano in Medio Oriente, Sud America e Pacifico. Giocare sulle divisioni interne all’Europa, può forse aumentare la forza contrattuale di Trump nei confronti dei singoli Governi. Le pacche sulle spalle a Conte per far arrabbiare la Merkel possono essere utili se si vuole usare l’Italia come cavallo di troia per disarticolare l’Europa, ma alla fine il vero vantaggio lo avranno la Cina e la Russia. Augurarsi, come fa Bannon, che in Europa vincano i populisti, che la BCE si chiuda, si abbandoni l’Euro e che l’Europa si divida, è una strategia che, se avesse successo, farebbe dell’Europa la terra di conquista di Xi e di Putin, non certo di Trump.

Se Trump vuole evitare l’invasione cinese deve far tornare gli USA a svolgere un ruolo economico e politico nel mediterraneo e in #Europa. Vuol dire politica estera, coordinamento della politica di difesa, rilanciare il ruolo della Nato contro il terrorismo islamico, aiutare l’Europa a stabilizzare i Paesi del Nord Africa. Insomma far tornare gli USA al ruolo di guida delle democrazie occidentali.

Facebook Comments